Decine di camminatori sono partiti mesi fa da diversi Stati europei: Paesi Bassi, Germania, Italia, Ungheria, Francia, Spagna, Slovenia. Con l’idea di attraversare i territori per portare, anzitutto con i propri corpi, un richiamo di pace.
Pace, abbiamo bisogno della pace. La guerra fa male all’umanità. Bisogna dirlo, è troppo semplice? (No, non lo è).
Ciascuno ha camminato quanto gli è stato possibile, qualche giorno, una settimana, più di un mese. Inserendosi in un flusso auto organizzato con efficienza, e soprattutto buona volontà, data l’evidente difficoltà di una simile impresa.
Ma, come ha ricordato Rikko, pastore protestante olandese, praticante zen, anima e iniziatore del progetto, se ti affidi le cose poi vanno. Se l'esigenza è forte, tu inizia e le cose accadono.
E qui l'esigenza è fortissima. Quanti di noi sentono un profondo disagio, paura, se non dolore, di fronte allo scenario di guerre continue che sembrano inarrestabili. E se non sai cosa fare, aggiunge Rikko, cammina. E poi condividi, cerca aiuto nelle persone vicine e in quelle lontane. Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, e di tutti.
Lui ha trovato ispirazione nel cammino dei monaci americani che hanno attraversato a piedi gli Stati Uniti per chiedere di cessare i fuochi, tutti i fuochi che stanno facendo scoppiare il mondo.
E ne è uscito un cammino che ha attraversato l'Europa per arrivare fino qui. Una sosta in una città simbolo tanto della guerra quanto della pace. A Sarajevo è iniziata la prima guerra mondiale; nel 1992-95 Sarajevo è stata vittima del più lungo e devastante assedio dalla fine della guerra; ma Sarajevo è anche la città in cui convivono da centinaia di anni culture e religioni diverse.
Tra le varie iniziative organizzate in questa settimana, un giro per il centro storico ci ha portato dalla sinagoga ebraica del XVI secolo alla chiesa ortodossa più antica della città, dalla moschea ottomana alla cattedrale dedicata a Giovanni Paolo Il. Simboli e identità profondissime raccolte in una manciata di metri.
Dalla finestra della casa in cui abito, sulla collina appena sopra il centro storico, vedo un campanile, tre cupole ortodosse e due minareti. Difficile trovare altrove una simile concentrazione.
La settimana cade proprio in concomitanza con la ricorrenza del 7 ottobre, inizio della guerra in Palestina. La sera, nella sede alla periferia della città che fa da base al gruppo, ci siamo raccolti in un cerchio. Non per riflettere o discutere, ma per posare il nostro dolore, nel centro, illuminato dalle candele. Per donarsi canzoni, poesie, silenzi e piccoli momenti di meditazione. C’è un grande bisogno anche di questo: mettere in comune il lutto, viverlo insieme con compassione.
La pace, è stato detto, è tenere i conflitti. Abbracciarli, accoglierli, forse superarli.
Una lanterna ha accompagnato il cammino. E il piccolo fuoco della speranza, sempre acceso, adesso è in mezzo a noi.
Non ho potuto partecipare a tutti i numerosi incontri della settimana, sto lavorando molto in questo periodo e devo dividermi. Ma una cosa l'ho fatta con grande partecipazione e un'altra la farò domani: la visita al memoriale di Srebrenica e la camminata scalza per la città.
Srebrenica è un pellegrinaggio. Il memoriale e il cimitero islamico di 8263 tombe - e non sono ancora tutte - tengono viva la memoria del genocidio compiuto contro la popolazione bosniaca musulmana nel luglio 1995. Il contatto con questa realtà è una esperienza molto intensa, così come attraversare quei luoghi di frontiera (la Bosnia Erzegovina è ancora divisa in due, con la presenza di una Repubblica serba al suo interno, non riconosciuta) in cui la povertà e i conflitti ancora aperti sono palpabili.
Ma buonissimo il cibo preparato da una famiglia che ci ha ospitato in casa, tutti e 70!
Domani attraverseremo a piedi Sarajevo: a piedi nudi. Un segno che per me significa umiltà ma anche forza, portare la testimonianza di se stessi e basta. Inermi in un mondo di armi.
Un abbraccio da Cristina ai cari amici e amiche dei Pensieri Nomadi 🌹
Se vi fa piacere mettervi in contatto con la Peace Walk, conoscere il prossimo itinerario e le iniziative, scrivetemi.



