La casa intermittente
Un diverso modo di abitare, condiviso e sostenibile
Una delle più belle case volanti in cui abbiamo sostato a ottobre in Canada. Bella Coola Valley, British Columbia.
Sono in Italia dopo un lungo viaggio tra Canada e Stati Uniti. Torno per gli affetti, a Milano ci sono mia mamma e i miei cari amici. Qui ho le mie radici sentimentali ma non sento più radicamento territoriale o sociale per questa città, che ho lasciato ormai tempo fa. Né per nessuna città.
L' ambiente urbano è pesante, e provo sempre meno interesse per le cose che offre. Non sono di locali, di eventi, di cinema o di shopping. Sono piuttosto di cammini, di natura e di silenzi, che vado a cercare altrove e che costituiscono oggi la mia dimensione quotidiana. In giro per il mondo e anche in Italia.
Da cinque anni non abbiamo più una casa fissa. Con il mio compagno abbiamo deciso di lasciarla quando si capiva che i viaggi, il mio lavoro da remoto e il suo lavoro all' estero ci portavano troppo spesso lontano. Non ci conveniva più tenere un affitto, per quanto fosse magnifica quella casa all' Argentario, con tutto il suo entourage di bellissimi amici. Era finita una fase.
Decisione difficile, ma saggia e utile a liberare risorse per continuare a viaggiare. Abbiamo tenuto pochi oggetti importanti, regalando tutto il resto agli amici. Pezzettini di noi, legami.
In questi anni di nomadismo ho maturato un distacco dall' idea stessa di casa come luogo esclusivo e privato. Non mi interessa più avere un posto fisso con le “mie cose”, non ho alcuna affezione per gli oggetti. Ho ridotto tutto all' osso, i cambi estate-inverno stanno in due scatole da mia mamma, come i libri importanti e le fotografie. Piccoli monili e ricordi vengono invece sempre con me nello zaino.
Non ho bisogno di nient'altro. Quando viaggio mi abituo subito all’alloggio in cui mi trovo, stanza, casa, ostello, alberghetto che sia. Va bene così, questo è diventato il mio mondo mobile. E mi diverte molto, mi incuriosisce.
Quando sono in Italia vengo a trovare mia mamma e qui ho un punto di riferimento, lo stesso il mio compagno. Ma la mia stanza non è sempre libera. Un paio di notti alla settimana ci dorme un' amica che abita fuori e lavora in città. Una presenza per la mamma e una risorsa. E allora mi muovo anche qui, senza problemi. Ne approfitto per visitare un’amica o passare un po' di tempo con il mio compagno, altrimenti a Milano siamo separati.
Un punto di riferimento comune lo abbiamo trovato l' anno scorso in Liguria, in un bel borghetto antico, sopra San Terenzo, che si chiama Pitelli. È un monolocale spazioso e luminoso, con un balconcino che affaccia sul Golfo dei poeti.
È casa di un' amica, preparata di tutto punto. Ci salgo a piedi attraverso il bosco, ci poso lo zaino e sono a posto. Quando non ci siamo, soprattutto nei mesi pieni dell' estate, è libera per altri amici o turisti. Quando ci siamo, specialmente in inverno, la ritroviamo e ci stiamo bene.
È un modo condiviso, economico e sostenibile di abitare. Leggero, non comporta traslochi, spostamenti impegnativi. Soltanto il desiderio di passarci un po' di tempo, di godere della pace, di scendere al mare, di bersi uno spritz all' Arci. Nessuna incombenza pratica, ma una reciproca utilità che avvantaggia noi e la padrona di casa.
Case intermittenti, oggi non saprei abitare in nessun altro modo.
A presto e grazie di essere tra i miei Pensieri Nomadi 🌹
Cristina



un po’ ti invidio. senza milano e la mia casina mi sento persa
Credo di aver bisogno (almeno, per ora) di un punto. Una baita, da cui partire e a cui fare ritorno. Poi, lo sappiamo, «todo cambia», finché c’è vita.
Grazie.