Luoghi meravigliosi. Rurutu, isole Australi
Il viaggio è meraviglia. E in questa nuova rubrica dei Pensieri Nomadi vi presento piccole meraviglie che fanno grande il mondo. Così, per conoscere, per sognare, o per andarci.
"Rurutu" nella lingua locale significa "raggruppati, e avanti". Per secoli lontanissima da tutto, un paio di voli settimanali da Tahiti e una intermittente connessione a internet collegano oggi la piccola isola al resto del pianeta.
Fa parte del remoto arcipelago delle Australi, che nemmeno si vede sulla carta, minuscolo e disperso com'è nell'immenso Sud Pacifico.
Sue sorelle altrettanto magnifiche sono Tubuai, Raivavae, Rimatara e Rapa. Ma Rurutu è diversa, speciale, unica in Polinesia per la sua conformazione.
Sembrano luoghi impossibili, e poi, quando ci arrivi, trovi un micromondo organizzato secondo antichissime tradizioni, e al tempo stesso familiare, proiettato in qualche modo verso una difficile modernità.
A 600 km a sud di Tahiti, verso l'Antartico, siamo in un'altra Polinesia, che non si vede nelle cartoline. Non ci sono spiagge, ma oceano battente, falesie altissime, orti di taro con contadini a cavallo. Quando arriva l'inverno australe, verso giugno, porta basse temperature, vento e onde alte fino a sette metri.
Ed è in questa stagione che arrivano le balene, che qui trovano le acque giuste per partorire e accudire i cuccioli. Se ne vedono a decine dalla strada: la mamma si mette tra l'oceano e la barriera corallina, il balenottero nel mezzo, protetto. Una cosa meravigliosa.
Ma c’è un ma. Una ragazza pilota di motoscafo mi confida che i turisti non si accontentano, chiedono di andare più vicino, sempre più vicino, impazziscono per una foto. Spero che le balene non vengano più, mi dice, spero proprio che non vengano più. Ma guarda se dobbiamo essere così stupidi.
Si alloggia presso famiglie a costi più che onesti. Giuliette ha una grande casa, cucina benissimo, mi porta in giro. È stata consulente pedagogica, promuove la lingua e la cultura rurutu, e finalmente, da circa cinque anni, a scuola ci sono lezioni bilingue, francese e rurutu. Fa di tutto perché i suoi nipoti conservino le tradizioni, culinarie, comunitarie, spirituali. Perché non dimentichino.
Il colonialismo francese a Rurutu ha prodotto uno sterminio: in meno di tre anni dai primi arrivi le malattie e i soprusi europei hanno ucciso i suoi 25 000 abitanti, riducendoli a 300. Il genocidio di Rurutu nessuno lo studierà, come chissà quanti altri di cui non sappiamo nulla.
Camminando, l’ isola è all' apparenza deserta, sono rare le persone per strada. Ho l'impressione che faccia loro piacere chiacchierare un po' con un volto nuovo. Qui si parla francese e si riesce a comunicare. Chiedo se c'è una guida e mi portano da Teora.
Teora, il suo nome in lingua rurutu significa la vita. È padre di quattro figli, conosce ogni angolo del paradiso dove ha sempre vissuto e da cui non è mai uscito. È molto fiero di mostrarti tutta la sua bellezza. E per un prezzo davvero modesto passiamo insieme una giornata intera.
Con forza e pazienza ti conduce - letteralmente, ti tira su - sulle ripidissime falesie ad ammirare uno degli spettacoli più emozionanti che si possano immaginare: grotte calcaree scolpite dall’acqua, emerse 12 milioni di anni fa, quando l'isola si è letteralmente sollevata dagli abissi marini, caso unico in Polinesia
.E poi giù, coi piedi nell' acqua lungo la barriera corallina che arriva fino a riva. La moglie ci aspetta in macchina all' arrivo per riportarmi alla guest house. Saliamo in auto con tutti i figli, uno è in braccio a me e mi sento parte di una umanità più grande.
Ci sono luoghi che entrano nella geografia personale. Tu ne hai uno speciale?
Ciao Cris, ho visto abbastanza luoghi "nel corso del tempo", e alcuni sono ricordi speciali. Tepotzlan è amici fraterni, promessa importante, buena onda. Baia Magdalena è l' emozione di quanto possiamo sentirci piccoli e impotenti in confronto a loro 🐳. Cadaqués è la tombola di capodanno nel bar dei pescatori. E oggi Fuerteventura è casa.
Un abbraccio
Si ne ho di luoghi speciali, estensione geografica di un me che, grazie a quei luoghi, è meno definito e più infinito:
la spiaggia di Bordeira in Portogallo, la spiaggia di Imbassai in Brasile, il piccolo borgo di Luka in Croazia sull'isola di Dugi Otok,
I laghi nascosti tra i monti, le valli immense disseminate di fiori, le dune mosse su in Danimarca, le cime che sfioro agganciando lo sguardo agli uccelli che volano. Sono tutti luoghi di spazio e silenzio, nei quali mi disperdo e ricompongo più ampia.
Luoghi di gratitudine.