Un viaggio diverso da tutti gli altri
La mamma è ricoverata, scrivo da Niguarda
Il nostro viaggetto a Salisburgo, agosto 2022
La mamma è sempre stata una persona autonoma, fino a non troppo tempo fa mi aiutava ancora nella vita, più che io lei. Le devo tutto quello che sono, educazione, studi, scelte. Si può dire che siamo cresciute insieme, pur nella distanza delle esistenze che si sono separate dopo un periodo di simbiosi. Ci siamo evolute insieme, siamo cambiate insieme, ciascuna per sé e una verso l’altra.
Ci guardiamo come in uno specchio, io vedo tutto quello che si muove dentro di lei, e lei dentro di me. Anticipo quello che sente, pensa e dice. Mi risuona dentro come in una grancassa. Siamo molto diverse eppure così simili. Un rapporto fortissimo, con le sue luci e ombre, ci lega da sempre.
Bentrovati fra i Pensieri Nomadi, grazie di essere qui 🌹
E’ caduta in casa, come capita spessissimo agli anziani. Per fortuna ero in Liguria e non all’estero, a causa della guerra, e sono potuta arrivare in poche ore all’ospedale di Milano. Tutto cambia in un battibaleno e siamo chiamati a reagire subito.
Sto attraversando pianure di angoscia e montagne di paura per quello che può succedere a lei e a me. Cerco di mantenere la lucidità per affrontare le cose ma sono precaria. Ho intorno a me tantissimo affetto e sostegno, che posso trasferire a lei, sono una donna molto fortunata.
Nel letto d’ospedale osservo quella fragilità, che nella vita spesso neghiamo, soffochiamo, nascondiamo - parlo anzitutto per me - scoppiare tutta insieme e imporsi al resto. La fragilità che avvolge il corpo e la mente e si rende visibile come non mai. E’ sotto la lente di ingrandimento, mi viene incontro e mi parla della profonda natura umana con il più autentico dei linguaggi.
Nel letto d’ospedale osservo l’impermanenza. L’insegnamento dei maestri smette di essere teoria e diventa l’unica verità. Tutto scorre, tutto muta, tutto si trasforma, le nostre certezze sono illusioni. Non possiamo evitare di fare piani, poi arriva l’imprevisto e le cose svaniscono come neve al sole. Avevo costruito un buon equilibrio fra il mio nomadismo e la cura della mamma, le visite a Milano, i viaggi, la casina di Pitelli. Ha funzionato fino a ieri, da oggi si cambia ancora.
Nel letto d’ospedale osservo che l’unica cosa che serve davvero è la presenza. Più di ogni iniziativa e organizzazione. Bisogna stare lì. Nella vita, al fondo di tutto, conta la presenza, l’essere più che il fare, il silenzio più che le parole, la vicinanza piena più che i consigli. E’ il compito veramente difficile, siamo sempre così presi e distratti dall’agire esterno che ci dimentichiamo di essere semplicemente presenti per noi stessi e per gli altri.
Non sottovaluto le incombenze che mi aspettano, saranno tante, ma l’interno - emotivo, affettivo, psicologico, esistenziale, spirituale - richiede adesso più che mai le maggiori cure. Sto tenendo un diario dell’ascolto e scrivere mi aiuta molto.
Questa svolta della mamma apre un nuovo cammino, un nuovo viaggio che oggi non possiamo sapere dove ci porterà. E’ suo ma è anche il mio.
Andiamo, sono pronta.
Vi abbraccio
Cristina



Cara Cristina, un abbraccio a te e alla tua mamma 🌸