Mamma-libertà-lavoro-viaggi
Eccomi, è un po' che non ci sentiamo. Sto faticosamente costruendo un nuovo equilibrio di vita che provi a tenere insieme anche la cura della mamma
La stanchezza
Il sentimento prevalente di tutto questo periodo, iniziato con la caduta della mamma il 3 aprile, è la stanchezza. Non sono mai stata così stanca in vita mia. A volte sento proprio uno sfinimento del corpo e della mente. Per cui quando non lavoro e quando non mi occupo dell’organizzazione della cura domiciliare della mamma, in genere mi riposo. La scrittura si è pertanto un po’ persa, come me del resto. Provo a riacciuffarla adesso.
Andare di giorno in giorno
Da un paio di giorni mi trovo nella nostra casetta di Pitelli, il piccolo borgo ligure dove abbiamo con il mio compagno una casetta in affitto. Scelta benedetta, che non volevo fare - mi sembrava si potesse rimanere indefinitamente nomadi -, e invece ora si rivela proprio utile e buona. Sono riuscita a sistemare le cose a Milano in modo da avere un periodo libero qui; in questa nuova vita - ma anche nella precedente in effetti - si deve andare ancor più di giorno in giorno, senza programmare niente, perché la situazione della mamma è precaria e anche il rapporto con la sua badante.
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Non posso farcela da sola
La badante si rivela necessaria, la gestione quotidiana di una persona non autosufficiente infatti è molto faticosa e ho sperimentato che non posso farcela da sola; devi essere interamente dedicata a lei e non riesci a fare niente altro. Ma la cosa, benché razionale, non è per nulla scontata. La badante giorno-notte si è installata da quasi tre settimane ma siamo in un certo senso sempre in prova perché, soprattutto lato mamma, la relazione è ambigua e oscillante. Quindi, benché ci sia la badante, ci devi essere anche tu, non sempre ma abbastanza.
Accettare
La dipendenza crea necessità e, allo stesso tempo rifiuto. Non sono certo la sola ad attraversare questi problemi. A me la badante sembra una brava signora, concreta, esperta e anche empatica, ma la mamma non sta del tutto bene con lei. Il fatto è che non sta più bene con se stessa prima di tutto perché la condizione di invalidità, sopravvenuta a 88 anni, è molto drammatica da accettare dopo una intera vita in movimento.
Accettare è difficilissimo, tutti - compresa me - le dicono che deve “accettare” ma, insomma, è la cosa più complicata del mondo. Quasi nessuno in realtà riesce ad accettare per davvero, tranne forse pochi illuminati; la maggior parte di noi comuni mortali vive e basta la propria difficoltà.
Passaggi delicati
Quindi i passaggi delicati sono tanti, suoi e miei in parallelo: presa di coscienza e accettazione minima della nuova condizione, accettazione di una persona fissa che si occupa di tutto, e che ha i suoi orari, le sue esigenze, il suo carattere; raggiungimento di un poco di serenità e stabilità per non diventare matti. E tralascio qui la questione economica, che non è affatto secondaria, ma quella emotiva e psicologica è ancora più cruciale.
Che cos’è la mia libertà
Anche la mia libertà, infatti, a partire dalla libertà di movimento, dipende dalla tranquillità di entrambe: se la mamma non è tranquilla, io non sono libera. E’ sempre stato così. Cioè, la libertà non è semplicemente organizzare bene le cose per poter andare via, è un concetto “elastico”, che non si misura quantitativamente ma su come ti senti all’interno. Per poter garantire serenità a entrambe, o almeno provarci, al momento devo quindi mettere in conto di fermarmi a casa della mamma a Milano, intervallando brevi spostamenti.
Allontanarsi è necessario
Allontanarsi è comunque necessario - ascoltando i consigli di una esperta volontaria Caritas cui mi sono rivolta - perché, se da un lato, ci vuole una mediazione per sistemare le cose, dall’altro, la mia presenza può essere invasiva per la gestione della badante e non favorire un pieno rapporto fra loro. Ci vuole molto equilibrio, e proprio in una situazione che equilibrata non è. E anche un poco di distacco - lo dico anzitutto a me stessa - per salvaguardare spazi necessari al mantenimento di quell’equilibrio, che deve essere sostenibile per tutti alla lunga. Altrimenti non si regge (la logica del sacrificio e il senso del dovere sono superficiali cliché che non tengono conto delle situazioni reali).
Ricostruire equilibrio
Ciò che sto facendo qui a Pitelli, in solitaria, è allora ricostruire equilibrio: leggere (sto leggendo Devozione di Charlotte Wood), lavorare senza interruzioni, camminare, nuotare, riposare, fare un poco di ginnastica, recuperare energie e concentrazione. Così posso essere pronta se arriva un’amica a trovarmi; anche per le relazioni bisogna essere riposati, altrimenti si riducono al minimo perché non ce la fai.
Tenere aperto l’orizzonte del mondo
Il mio compagno è partito per un paio di mesi - ma forse saranno di più (anche in questo campo è sempre tutto incerto, ma siamo ormai abituati) - per un bel lavoro di barca a vela in oceano Pacifico. Era preoccupato di andare via in un frangente tanto difficile per me, e lo capisco. Ma l’ho molto incentivato, perché? Potrebbe sembrare che in questo momento i sentimenti prevalenti siano quelli di mancanza oppure di bisogno di aiuto concreto, ma così non è: sono felice di sentirlo felice dall’altro capo del pianeta (quando mi telefona durante i turni notturni al timone), ma soprattutto mi è di grandissimo aiuto perché questa sua avventura tiene aperto l’orizzonte del mondo anche per me.
Lui sta viaggiando per tutti e due. Pensare a lui lontano, i suoi racconti, i luoghi che attraversa mi fanno respirare, mi fanno viaggiare in attesa di riviaggiare.
Nomade a scartamento ridotto
Nel nuovo equilibrio adesso penso a microviaggi, un puzzle in cui ci sono movimenti più brevi ma pur sempre movimenti. Man mano che la situazione a casa a Milano si stabilizza, posso inserire più microviaggi. E’ un processo non facile e magari lungo, ma mi sembra di essere sulla buona strada. Sempre con il mio pc, nomade digitale a scartamento ridotto. Faccio fatica a volte a concentrami alla scrivania, eppure sul treno ho lavorato meglio e più velocemente di tutti gli altri giorni messi insieme. Basta rimettersi in modo e riparte anche il cervello.
Quando vado col fiume sto bene
Non posso rinunciarci del tutto, sono anzi ancora piuttosto in lutto per la perdita del nomadismo a tempo pieno, ero affezionatissima alla scelta che ho condotto negli ultimi anni e oggi provo spesso una malinconia sotterranea. Per quella condizione di libertà in viaggio, di vita in viaggio che ho avuto la fortuna di vivere e che ritengo un privilegio.
Tuttavia, avverto anche che il senso della vita proviene da molte direzioni, non soltanto da una - per me il viaggio è un grande costruttore di senso -, e che ora è il tempo della cura, dell’aver cura in molti modi - da vicino e da lontano, come ho sempre fatto - che mia mamma stia il meglio possibile nell’attuale condizione.
Mi fa sentire una certa pienezza adattarmi con sempre maggiore naturalezza alla mutata situazione, non essere attaccata a un’idea di me, non remare contro il cambiamento. Andare con il fiume fa stare bene.
Un abbraccio e a presto
Cristina



Trovo prezioso questo tuo racconto: sincero, equilibrato, traspare un grande amore per la tua mamma. È una grande lezione di vita. Il "non essere attaccati a un'idea di se'" è un concetto molto potente sul quale meditero' a lungo. Ti ringrazio per aver condiviso questo pezzo della tua vita, la vita vera e non le bugie scintillanti che spesso popolano i social
Grazie Cristina,
per raccontarti così sinceramente e generosamente.
Se i tuoi racconti di viaggio mi appassionavano e mi facevano sognare, questi sulla tua quotidianità, più vicina e più simile a quella di tante donne come me, mi piaciono ancora di più. Quel che racconti, infatti, è la vita quotidiana di, purtroppo, milioni di donne. Donne alle prese con problemi concreti di età, risorse fisiche, mentali ed economiche, che devono affrontare (spesso da sole) i problemi del declino fisico dei propri cari.
Grazie davvero per le tue riflessioni, per la sensibilità e la saggezza che pervade ogni tuo messaggio, che personalmente mi aiutano a capire meglio me stessa, e la mia situazione.
Un abbraccio fortissimo e miei migliori auguri a te, la tua mamma e il tuo compagno💕💕💕
Che tutti voi possiate essere sereni❤️❤️❤️