Minimalismo, nella vita e in viaggio
Meno oggetti, consumi, progetti, cose da fare, meno organizzazione, meno Internet, meno informazioni, parole, pensieri, preoccupazioni
Buona domenica dai Pensieri Nomadi, e un saluto da Pitelli, il borgo ligure dove mi trovo ora 💐
Oggi desidero condividere qualche pensiero sullo stile di vita che sto perseguendo da una decina di anni, da quando ho lasciato la sedentarietà per essere libera di muovermi e di viaggiare.
Una premessa è che, strada facendo, la libertà si è sempre più identificata con l' essenzialità, delle cose, delle relazioni, dei progetti. Con la leggerezza di avere meno ingombri: meno strutture, burocrazia, pianificazione, organizzazione, tutti fattori che comportano una grande dispersione di energie e soprattutto di attenzione per sé, per gli altri e per ciò che ci sta intorno.
La parola più adatta a descrivere questo atteggiamento mi pare “minimalismo”, un cammino che prova a togliere, praticamente e simbolicamente, per fare spazio. Lo spazio - mentale, intellettuale, emotivo, creativo, spirituale, ideale, geografico - è per me il più alto dei valori, tanto quanto il tempo.
Tendiamo a occuparci e a pre-occuparci di una quantità infinita di cose e problemi, intasando la nostra mente e la nostra emotività fino alla saturazione. A un certo punto, con la svolta delle dimissioni dal posto fisso, ho sentito fortissima l' esigenza di sgomberare.
E ho proprio sgomberato, riducendo il set da lavoro a un portatile, mentre la mia casa di Milano era già stata anch’essa ampiamente sgomberata e svuotata per essere affittata. Per poi essere finalmente venduta, liberando risorse per vivere la nuova vita che avevo scelto.
Ho cominciato quindi dagli oggetti: buttati, selezionati, regalati, conservati soltanto se effettivamente significativi per me. È un bellissimo esercizio di priorità, da cui si esce come purificati.
Se per arrivare a eliminare quanti più oggetti e indumenti ci ho messo un po', la stretta dei consumi è venuta man mano naturale. Ormai da anni non compro quasi più niente. Da quando viaggio molto e soprattutto non ho più una casa stabile, i vestiti sono a misura di zaino e con gli acquisti vado piuttosto in sostituzione del troppo usato. Adotto ancora la “regola del tre” imparata sul cammino di Santiago - tre pantaloni, tre maglie… - e quando aggiungo il quarto capo, per un cambio in più, mi capita di non usarlo proprio, me lo dimentico in fondo al bagaglio.
Inutile dire che un tale approccio facilita anche la sostenibilità economica. Interrompendo il circuito casa con mutuo-vita costosa in città-lavoro fisso avanti e indietro-vacanze obbligate nei periodi più cari, mi sono accorta di quanto denaro ci vuole per mantenerlo in piedi, e delle risorse che si possono risparmiare e destinare a scelte che ci sono maggiormente confacenti se decidiamo di cambiare. Non sto parlando soltanto del superfluo - ho sempre avuto una esistenza basata sul mio lavoro e nessuna ricchezza - ma proprio di un sistema che per sua natura è dispersivo e dispendioso.
Questo impianto pratico si riverbera su quello meno pratico. Insieme agli oggetti sono andati via nel tempo anche l'organizzazione e i programmi. Mi danno fastidio, mettono ansia e, almeno nel mio caso, non danno valore aggiunto. La presenza del giorno per giorno, l'ascolto delle proprie esigenze e di quelle delle persone che amiamo, il fare il meglio possibile oggi si sono rivelati, alla prova dei fatti, molto più efficaci di ogni planning.
Un minimo, appunto, è certamente necessario in alcune circostanze, in particolare nel lavoro, e questo si fa; ma anche in ambito professionale si può - ho visto per esperienza - allentare un po' la presa se se ne avverte il bisogno, per stanchezza o sovraccarico, senza che ciò comprometta il futuro. Ci vuole un pizzico di coraggio, e poi funziona.
L' organizzazione si è progressivamente ridotta anche in viaggio, mentre cresceva la fiducia che sarei riuscita a fare quel che desideravo. Immagino un itinerario di massima, prenoto la prima tappa e poi mi oriento in loco, un passo alla volta. Non so prima quanto starò e dove andrò. Ogni altra forma prestabilita mi sarebbe d’impaccio, non permetterebbe quella apertura che ricerco quando mi muovo. Per alcuni - soprattutto donne che viaggiano sole - il programma può essere rassicurante, a me invece inquieta, mi fa da gabbia e, per fortuna, l’ho tolto di mezzo.
Cerco di stare in un posto il più a lungo possibile, andando lentamente. Il riposo, come il lavoro, devono avere sempre uno spazio, anche in viaggio. Se ho meno tempo, farò meno cose, meno tappe, meno gite, bene così, non strizzo.
Si tratta di un altro aspetto di quella che Jon Kabat-Zinn chiama la “ semplicità volontaria”. Semplificare consapevolmente perché poche azioni ben fatte aiutano la vita, il lavoro, le relazioni. Un modo di essere contrario alla cultura imperante del multitasking e della performance, ma anche del sacrificio delle risorse e delle energie per chissà quale domani. Non si tratta infatti di rinunciare o di impoverire la vita, anzi, semmai di arricchirla e nutrirla di ciò che davvero ci nutre. E ognuno di noi, un po’ più libero dai pesi, saprà trovare le sorgenti del proprio benessere.
È interessante notare come, alla lunga, questa filosofia si trasferisca anche al pensiero stesso, alle letture e informazioni che si incamerano, alle parole che si dicono e si scrivono.
Sono uscita dalla fase dell'accumulo, tipica della gioventù e della crescita in età adulta. Non solo e non tanto accumulo di denaro, bensì di esperienze, competenze e conoscenze. Seleziono con cautela quello che leggo, vedo e ascolto, metto argini alla informazione quotidiana o all'uso del cellulare e, più in generale, della rete.
Non desidero occupare ogni spazio, evadere ogni curiosità, rispondere a ogni domanda, avere per forza un’opinione, essere al corrente di tutto quel che accade. Attingo a quello che mi serve, per il lavoro, i luoghi dove mi trovo a sostare, alcuni temi che mi stanno a cuore. Altre questioni resteranno in sospeso, amen.
Mi trovo così a esprimere meno giudizi, ad avere meno punti di vista, lascio cadere se sento che la comunicazione è fatta per prevaricare o convincere anziché ascoltarsi e dialogare; mi annoiano le conversazioni troppo lunghe, mi piacciono i silenzi anche con le persone. Preferisco scrivere che parlare.
Una dieta di oggetti e di azioni, dunque, una dieta digitale e di parole. Intendendola, nel senso originario greco del termine, come dìaita, un insieme di comportamenti e abitudini volti all’armonia dell’esistenza, ben lontano dall’idea moderna di restrizione e privazione. Un dolce controllo, un limite consapevole, come quello che amo mettere sul cibo e che, quando riesce, dà una certa soddisfazione.
In tutti questi ambiti non si tratta però di prese di posizione drastiche e invalicabili, che non posso più sopportare né in me stessa né negli altri, nelle discussioni come nella politica. Il minimalismo che mi fa piacere praticare è infatti contrario a ogni estremismo e ha piuttosto a che fare con la gradualità, la costruzione, l'attenzione, le principali nemiche dell' ideologia. Non è un piano da rispettare, ma una via di senso, una via di ricerca.
Composizione esposta in una mostra a Hong Kong, nella giornata del Fiore di loto, 24 giugno 2025.
Libri guida
Jon Kabat-Zinn, Dovunque tu vada ci sei già. In cammino verso la consapevolezza - audioletto durante i tragitti in bus in Marocco, bello e nutriente
Cal Newport, Minimalismo digitale. Rimettere a fuoco la propria vita in un mondo pieno di distrazioni - audioletto in questo periodo, mi sta aiutando molto ad arginare i social, la rete, l’uso del telefono
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Mi ritrovo in tutto quello che dici e adesso che sono in Tailandia, vedo che mi bastano veramente pochi oggetti per vivere. Purtroppo al momento sono in aspettativa dal mio lavoro fisso e spero vivamente di potermi sganciare presto. La vita casa -mutuo- spostamenti lavoro fisso, non fa per me e il mio corpo me lo ha fatto capire molto bene. Grazie come sempre ❤️❤️
Troppo brava! Come sai non sono ancora ai tuoi livelli, non so se ci arriverò, sono in un bilico felice tra meno oggetti, meno cose da fare e comunque una casa con gli oggetti che mi piacciono e il comfort per quando torno dai viaggi!